Chi è Chico Forti, il produttore condannato per omicidio

Scopriamo chi è Chico Forti e perchè è in carcere in Florida da 20 anni, a scontare un ergastolo per un omicidio per cui si è sempre dichiarato innocente

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Chico forti

Enrico Forti, per gli amici Chico, è un produttore televisivo ed ex velista nato a Trento nel 1959.

A fine degli anni ’90 Chico si trasferisce in Florida dove inizia ad investire in varie attività e nel campo immobiliare. Proprio a Miami conosce quella che poi diverrà sua moglie e madre dei suoi tre figli, con la quale vive fino al 1998, quando viene condannato per l’omicidio di Dale Pike.

Chico Forti e la condanna di omicidio

A Febbraio del 1998 Chico viene accusato della morte di Dale, figlio di Tony Pike proprietario di una discoteca che Forti stava acquistando.

Chico ottiene una condanna durissima: Ergastolo senza condizionale. Egli però si è sempre dichiarato innocente e ha sempre ritenuto di essere vittima di macchinazioni e vendette.

Oggi è ancora più difficile far luce sull’accaduto essendo passati più di 20 anni, secondo Chico e i suoi legali il verdetto è stato emesso senza movente e senza prove. Ma la cosa più sconcertante è l’indifferenza che hanno mostrato le Autorità Italiane per questa vicenda, nonostante tutte le richieste avanzate dalla sua famiglia.

Il caso, di recente, sta suscitando un nuovo interesse grazie a diversi gruppi nati sui social in supporto a Forti e a diversi servizi del programma tv “Le Iene”.

L’accusa delle Autorità americane è “felony murder”, ovvero omicidio commesso in esecuzione di un altro reato. Il parere dei giudici è quello che Chico avrebbe ucciso Dale per una truffa che stava realizzando contro lui e suo padre.

Perché è in carcere Chico Forti

La vicenda inizia a novembre del 1997, quando Chico conosce Tony Pike ed entra in affari con lui per i Pikes Hotel. Secondo l’accusa, dopo la stipula del contratto di vendita avvenuta presso un notaio spagnolo, entra in scena il figlio Dale.

Quest’ultimo avrebbe accusato Chico di approfittarsi del padre che, malato di AIDS, secondo Dale soffriva di demenza. Per questo motivo i due presero accordi per vedersi il 15 Febbraio 1998 a Miami e discutere dell’affare.

Le versioni di accusa e difesa combaciano fino al loro incontro in aeroporto e alla loro partenza insieme con l’auto di Forti.

Il giorno dopo il loro appuntamento, Dale viene ritrovato morto, con due colpi di pistola calibro 22 sulla nuca, completamente nudo in un boschetto vicino alla spiaggia di Virginia Key. Accanto al corpo furono ritrovati alcuni oggetti di sua proprietà tra cui il biglietto aereo per Miami, un ciondolo degli Spikes Hotel, il passaporto e una tessera telefonica da cui erano state effettuate tre chiamate al cellulare di Chico Forti.

Secondo l’autopsia l’omicidio è avvenuto tra le 18 e le 19:15 della sera del 15 Febbraio. Sulla scena del crimine non sono state trovate tracce di alcun genere, nessun residuo, niente DNA o impronte digitali.

Accusa e difesa, due versioni diverse

Chico sostiene di aver saputo della morte di Dale Pike solo il 18 Febbraio, poiché si trovava a New York dove doveva incontrare Tony Pike. Racconta che poi tornò a Miami quando un amico in comune gli riferì l’accaduto e che Tony stava andando a Miami.

Forti fu subito un sospettato e quando il 19 Febbraio fu convocato al distretto di Miami gli agenti cercarono di metterlo sotto pressione mentendogli, gli dissero infatti che anche Tony era stato ucciso in condizioni simili a New York. Stando alla sua versione, fu per questo motivo che Forti spaventato mentì in quella occasione, sostenendo di non aver incontrato Dale.

Sempre secondo la sua versione, quando il 20 Febbraio tornò al distretto per consegnare dei documenti, ritrattò volontariamente la sua dichiarazione precedente. Mentre l’accusa afferma che Forti abbia confessato tutto solo dopo avergli mostrato i tabulati telefonici dell’aeroporto, da cui Chico aveva chiamato Dale a causa di un ritardo del volo di quest’ultimo.

La cosa strana è che anche in questo caso non si può sapere quale sia la versione corretta poiché di quel giorno non esistono registrazioni. Inoltre non è stata fatta al sospettato la lettura dei suoi diritti, i cosiddetti “diritti Miranda” comprensivi della possibilità di richiedere la presenza del suo avvocato.

L’accusa sostiene che Chico Forti non avrebbe ucciso personalmente Pike, ma lo avrebbe portato dal suo assassino. A testimoniare la sua presenza vicino alla spiaggia c’è una sua intercettazione telefonica nei pressi di Virginia Key alle 19:16.

L’unica cosa certa è che alle 20 Forti era all’aeroporto di Fort Lauderdale a prendere il suocero. Quindi Chico non avrebbe avuto il tempo materiale per uccidere Dale, spogliarlo, essere al telefono nella sua auto alle 19:16 e all’aeroporto alle 20.

Il caso Forti e possibili errori giudiziari

Secondo la polizia Chico sapeva che Dale stava per morire, anche se non esistono collegamenti con un eventuale killer, anche perché non è mai stato cercato o identificato.

Forti sostiene, invece, di aver portato Pike ad una stazione di servizio per comprare le sigarette e che da qui Dale avrebbe effettuato una chiamata da un telefono pubblico. In seguito Pike avrebbe chiesto a Chico di lasciarlo al Rusty, un ristorante vicino a Virginia Key, poiché degli amici lo stavano aspettando li.

Anche su queste dichiarazioni è impossibile far luce, poiché i tabulati telefonici portati in aula erano dell’anno precedente e quando la difesa chiese quelli del 1998, si scoprì che non erano più disponibili.

Chico Forti è stato accusato sulla base di prove circostanziali, prima su tutte la sua menzogna iniziale. Poi il ritrovamento di qualche granello di sabbia sul gancio della sua auto, avvenuto dopo mesi dall’inizio delle indagini, ma soprattutto dopo che la macchina fosse già stata controllata due volte. Inoltre per alcuni esperti quella sabbia poteva appartenere a molte altre spiaggia di Miami, che come Virginia Key, erano costituite da sabbia portata artificialmente.

Il caso di Chico Forti e il ruolo di Thomas Knott

Un ruolo di cui non abbiamo ancora parlato è quello di Knott, colui che presentò Tony a Chico. Egli viveva a Miami, sotto l’appartamento di Forti, dopo che era espatriato dalla Germania, dove si trovava in libertà vigilata, grazie a dei documenti falsi.

Thomas conosceva Tony da tempo e negli ultimi mesi lo aveva truffato utilizzando una carta di credito a nome di Pike e sottraendogli decine di migliaia di dollari.

Knott venne condannato per la truffa, mentre per l’omicidio aveva un alibi di ferro: si trovava ad una festa.

Secondo diversi esperti che hanno lavorato al caso, però; Thomas aveva un reale movente per uccidere Pike, nei servizi delle Iene, inoltre, la ex moglie dichiara che egli lasciò la festa per un paio d’ore quella sera. Tuttavia anche questa dichiarazione andrebbe verificata.

Un’altra svolta che c’è stata di recente è la dichiarazione, durante la messa in onda di ” 48 Hours”, della giurata Veronica Lee, che hai tempi del processo aveva 20 anni, di aver subito pressioni per dichiarare Forti colpevole.

Tacopina, il Legale di Chico, spiega che negli Usa per richiedere una revisione del processo è necessario presentare delle nuove prove che non fossero conoscibili alla corte al tempo del processo. Bisogna inoltre dimostrare l’innocenza del condannato e non basta dimostrare la mancanza di prove della colpevolezza. Ultima difficolta è la discrezionalità della decisione, hanno fatto sei richieste d’appello fino ad oggi, ma tutte sono state rifiutate.

Chico Forti personaggio scomodo per il documentario su Versace

Secondo Chico Forti, l’accanimento della polizia nei suoi confronti nasce in seguito al documentario che realizzò sulla morte di Andrew Cunanan, l’assassino di Gianni Versace, in cui critica proprio l’operato della polizia di Miami.

La mattina del 15 luglio 1997 Gianni Versace riceve due colpi di pistola sugli scalini della sua villa di Miami Beach e viene dichiarato morto poche ore dopo al Memorial Hospital di Miami.

Dell’omicidio fu accusato Andrew Cunanan, all’epoca 27enne. Il 23 luglio Andrew viene intercettato in una casa galleggiante a Miami Beach, ma quando gli agenti fecero irruzione trovarono il suo cadavere con in mano una pistola, la stessa dell’omicidio di Versace, e fu dichiarato “suicidio”.

Chico decide di acquistare i diritti per entrare per primo nella casa di Cunanan e realizzare uno scoop. Egli è il primo ad entrare in quella casa dopo le Forze dell’ordine e realizza un reportage “Il sorriso della medusa”, uscito nel settembre del 1997.

Chico si reca in quella casa già col sospetto che diverse cose non quadrassero e che quella versione fosse solo la più comoda per la polizia. Ne esce convinto che Andrew non si sia suicidato, ma sarebbe stato ucciso e poi portato in quella casa per inscenarne il suicidio.

A difesa di Cunanan c’era sia il fatto che nessuno dei testimoni lo identificò come l’uomo che sparò, sia l’idea di non colpevolezza di Andrew espressa del detective privato ingaggiato dallo stesso Versace prima della sua morte, Frank Monte. La sua ipotesi fu che una persona vicino a Versace stesso, ma non appartenente alla famiglia, ne commissionò l’omicidio. Anche secondo lui, inoltre, incolpare Cunanan era comodo per la polizia e gli permetteva di non entrare in questa scomoda vicenda.

Di nuovo entra in scena Thomas Knott, il pluripregiudicato che all’inizio era sospettato insieme a Forti dell’omicidio di Pike, fu lui infatti il gancio che permise a Chico di entrare per primo nella casa galleggiante.

Forti sostiene, inoltre, che durante il suo secondo interrogatorio i poliziotti gli strapparono davanti le foto dei suoi figli dicendogli che non li avrebbe mai più rivisti. Secondo lui queste azioni erano dettate dalle sue critiche avanzate col documentario sulla morte di Versace. Anche se questo non andò mai in onda in America, sicuramente gli interessati ne erano a conoscenza, anche perché molti giornali americani ne avevano parlato.

Un’altra triste coincidenza fu che la casa galleggiante, 5 mesi dopo il documentario di Chico, affondò a causa di un danno strutturale e così nessuno potè più salirci per approfondire le ricerche.

Il caso di Chico Forti e un nuovo interesse sociale

Il caso di Chico Forti piano piano è finito nel dimenticatoio, fino a quando nell’ultimo periodo il programma televisivo le Iene gli ha dedicato una puntata speciale. Questa ha suscitato l’interesse del Governo italiano e ha rinnovato quello dell’opinione pubblica. Ora si è in attesa degli aggiornamenti perché sembra che forse ci sia una probabilità di riportarlo in Italia. In passato si erano occupati del caso, ma senza ottenere risultati, i ministri Frattini, Terzi di Sant’Agata ed Emma Bonino.

Sono nate diverse associazioni e anche gruppi sui social che ne chiedono l’estradizione, la scarcerazione o almeno la riapertura del caso.

Su Facebook vi è anche la pagina ufficiale “Fortifree” che riporta ogni aggiornamento sulle informazioni e dettagli, nonchè sulle petizioni aperte per la liberazione di Chico Forti. Tra le ultime novità vi sono una nuova petizione lanciata il 12 Maggio di questo anno.

Su questo caso Thomas Salme, un documentarista svedese, sta girando un film a puntate e il suo parere è che Chico, dopo 20 anni di battaglie, inizia ad essere stanco e non avere più le forze per combattere.

Chico deve continuare, però, a lottare perché a casa c’è chi lo aspetta, infatti le parole della mamma novantunenne sono state “devo mantenermi giovane per aspettare che esca”.

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