Chi era San Serapione di Thmuis

San Serapione, soprannominato Lo Scolastico, si celebra il 21 marzo, primo giorno di primavera. Chi era davvero San Serapione di Thmuis?

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San Serapione, soprannominato Lo Scolastico, è anch’egli vissuto nel IV sec. La sua celebrazione è il 21 marzo, primo giorno di primavera. Serapione fu vescovo a Thmuis in Egitto e scrittore cristinao in lingua greca, ma chi era davvero San Serapione di Thmuis?

La vita

Nonostante le scarne testimonianze sulla vita di Serapione, siamo in grado di produrre un resoconto abbastanza completo del suo operato.

Sin dalla giovinezza, si ritirò nel deserto per condurre una vita di ascesi profonda. Così ebbe modo di conoscere Sant’Antonio Il Grande, ne fu discepolo prediletto a tal punto che nella morte, il santo frate gli lasciò uno dei suoi mantelli di pecora. E alla pecora, o meglio alla capra, è legato il destino di Serapione che, qualche anno più tardi, divenne vescovo di Thmuis. La cittadina egiziana deve il suo nome proprio al culto della capra.

A Thmuis condusse una pastorale amorevole, nonostante i tumulti e le agitazioni del suo tempo. Serapione fece parte della spedizione che, nel 359, Atanasio vescovo di Alessandria, inviò all’imperatore Costanzo II per discutere le tesi ariane. Come sappiamo la spedizione fu un insuccesso, e le contraddizioni generate da quelle correnti desolate, si sarebbero risolte solo qualche anno più tardi a Nicea. Questa esperienza consentì a Serapione di restare in contatto con i protagonisti del suo tempo, e di far pervenire a noi numerosi scritti e lettere attribuiti al Santo vescovo di Thmuis.

San Serapione di Thmuis: la morte e le opere

Come per gran parte della vita, sappiamo poco anche della morte di San Serapione. Si suppone che sia morto poco dopo il 362 e probabilmente in esilio, proprio a causa di quegli ariani che aveva combattuto strenuamente in vita.

A quella lotta, e alla catechesi dell’Egitto sono dedicati la maggior parte dei suoi scritti. A lui viene attribuito un pregevole trattato contro i Manichei. La corrente manicheista assunse importanza grazie allo zelo dei suoi missionari che diffondevano nel mondo cristiano tesi sull’esistenza di due sole entità, fatte di luce e ombra ed in continua compensazione tra loro. Secondo Sreapione, questo rappresentava un enorme pericolo per la religione cristiana, un seme avvelenato da estirpare per salvaguardare le pure anime cristiane.

Sempre a Serapione è attribuito un libro di sermoni per i celebranti in lingua egiziana, riconosciuto ufficialmente solo nel 1899. La raccolta comprende trenta preghiere per la celebrazione delle messe canoniche, per il battesimo, per gli ordini, per la benedizione di olio pane ed acqua e per la sepoltura.

Molto interessante è la parte sulla messa, anch’essa in lingua egizia. In esse si riscontra per la prima volta l’uso del Sanctum durante le funzioni, ma anche altre caratteristiche che ne fanno un’opera fondante per l’evoluzione della chiesa egiziana. Serapione inserisce elementi non comuni alla tradizione cristiana, come la preghiera prima delle lezioni, o le preghiere di benedizione prima e di ringraziamento dopo la Comunione.

Altre interessanti pratiche sono inserite nelle altre parti, come le preghiere per i vivi e per i morti durante la sepoltura. Nella stessa parte si allude anche alla processione funebre, rito ripreso da numerosi culti antichi come il cristianesimo.

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